Firma – Professione creatività

Intervista originale: ProntoPro

Siete un’agenzia che comunica a tutto campo! Come siete nati e qual è la vostra storia?

Il marchio Firma nel 2016 ha compiuto 60 anni. Per festeggiarne il compleanno, abbiamo recentemente organizzato, al Palazzo Ducale di Genova, una mostra di grande successo sulla figura professionale di uno dei fondatori: “Ettore Veruggio, professione: creativo”.
Lo studio Firma è nato a Genova nel 1956 raccogliendo intorno alla figura carismatica di Dario Bernazzoli, “cartellonista” (e con la “benedizione” di Lele Luzzati) alcuni degli artisti (prestati alla pubblicità) migliori sulla piazza: oltre a Luzzati e Veruggio, Flavio Costantini (pittore degli anarchici, del Rex e del Titanic, degli Zar di tutte le Russie) Marco Biassoni (arriva Lancillotto… succede un quarantotto… “Carosello” indimenticabile della Pavesi) e Umberto Piombino (ceramista dandy e miscredente… appassionato di angeli, di santi e della vita di Gesù). Questo imprinting artistico molto forte ci ha accompagnato sino ad oggi. Il nostro obiettivo è sempre stato, infatti, quello di informare con eleganza, emozionare con intelligenza, aiutando i nostri clienti a “creare ricchezza” con fantasia e buon gusto; tutto questo con attenzione ragionata al procedere della tecnologia e della comunicazione multicanale ma nel solco di una storia aziendale sviluppatasi sempre in una logica artistica e creativa, oltre che, ovviamente, di mercato.

Offrite servizi di comunicazione e marketing digital oltre a servizi tradizionali. E’ importante coprire i bisogni del cliente a 360° al giorno d’oggi?

Tempo fa, in occasione della sponsorizzazione di “StartUp WeekEnd”, scrivevamo così:
“FirmApp più che “divisione digitale” di Firma è un impegno a proseguire, anche nella conoscenza approfondita e nell’utilizzo di tecnologie complesse, il cammino che che privilegia il pensiero che distingue alle mode che omologano: la cura della grafica migliora la comunicazione e dà personalità alle meraviglie tecnologiche. La bellezza potrà salvarci? Senza una parola in inglese? Perseverare è diabolico.” 
Era un testo un po’ provocatorio che voleva ribadire però un “approccio FIRMA” al marketing digitale, che essendo sostanzialmente composto da una serie di procedure, tende a privilegiare il processo a discapito della creatività del messaggio.
Di questi temi, il 13 gennaio scorso, a conclusione della mostra sopra citata, abbiamo voluto discutere in un convegno intitolato “Creatività&Committenza”: presto sul nostro sito saranno disponibili “pezzi” degli interventi molto apprezzati dal pubblico. Tra questi quello del nostro Art, Marco Venturini.

Potete definirci il significato di “Brand Identity” e quali sono i vostri canali preferiti per comunicarla con efficacia?

Per noi è sostanzialmente Riconoscibilità Visiva e cioè quella serie di segni e colori (e di tutte le loro sottili, reciproche, relazioni – le più difficili da conservare)
che, a partire dal marchio/logo aziendale, definiscono l’identità di chi comunica e, attraverso un lento processo di stratificazione del ricordo, vengono via via “riempiti” dei valori collegati al “soggetto che parla”, sia esso un’azienda, un ente, etc.
Segni e colori che devono essere presenti, in modo coordinato, su tutti gli strumenti di comunicazione che si è scelto di utilizzare: dalla modulistica aziendale al sito, dal company profile al pieghevole di prodotto, alle slide (ahimè!) di Power Point o simili, dalla pagina Facebook a Twitter, Instagram etc.
Quel logo/marchio si caricherà nel tempo di tutti i significati che nei vari pubblici saprà suscitare. Purtroppo, nel generale calo di percezione della qualità, tutto ciò viene spesso sottovalutato preferendo alla lenta stratificazione della riconoscibilità visiva la scorciatoia, il “botto”, il colpo di teatro comunicativo.
Potete visitare una selezione dei lavori recenti qui